Cos’è

Perché una Fondazione La scelta di costituire una Fondazione per lo sport corrisponde alla volontà di dar vita ad un “soggetto sportivo”, partecipato da soggetti privati, tra cui in primis i soggetti sportivi dilettantistici presenti sul territorio, per realizzare direttamente per loro tramite politiche sportive condivise e finalizzate al sostegno ad una concezione dello Sport, inteso come strumento di educazione e formazione personale e sociale.

Perché una Fondazione

La scelta di costituire una Fondazione per lo sport corrisponde alla volontà di dar vita ad un “soggetto sportivo”, partecipato da soggetti privati, tra cui in primis i soggetti sportivi dilettantistici presenti sul territorio, per realizzare direttamente per loro tramite politiche sportive condivise e finalizzate al sostegno ad una concezione dello Sport, inteso come strumento di educazione e formazione personale e sociale.

La Fondazione di partecipazione è lo strumento giuridico più idoneo al perseguimento degli obiettivi indicati e si pone come figura intermedia tra le fondazioni e le associazioni, perché coniuga l’aspetto patrimoniale, proprio delle prime con quello personale delle seconde.
Infatti, a fianco dell’esistenza di un patrimonio vincolato ad uno scopo, esiste in questa particolare tipologia di Fondazione la possibilità che l’elemento patrimoniale si associ con l’elemento personale e, quindi, con la possibilità di nuove adesioni: è possibile, infatti, anche in un momento successivo rispetto a quello dell’atto costitutivo della Fondazione, diventare “soci” della medesima, conferendo contributi in denaro ovvero in servizi, ovvero anche solo attraverso la prestazione di un’attività professionale, o prestazioni di lavoro volontario o beni materiali o immateriali, nella misura e nelle forme determinate dal Consiglio di gestione.

 

Una “Cattedrale” per lo sport

Riscoperta di recente dalla dottrina giuridica italiana, per merito soprattutto del Notaio Enrico Bellezza, la Fondazione di partecipazione è in realtà una figura giuridica che affonda le sue radici nel Medioevo e che venne utilizzata soprattutto per la costruzione delle Cattedrali.

Per erigere una Cattedrale, infatti, occorreva un impegno enorme, economico, organizzativo, umano, che nessuno singolarmente era in grado di sostenere e presupponeva il fatto che tutta la Comunità vi si riconoscesse come simbolo della propria Fede.

Per indirizzare questo progetto occorreva allora una guida, in grado di rappresentare tutta la comunità non solo per il presente, ma anche per il futuro, un soggetto che – al pari della Cattedrale – durasse ben più di quella o quelle generazioni che l’avevano costruita, un soggetto capace di “resistere alla prova del tempo” e di “attendere l’Eternità”: questo soggetto si incarnava allora nella Fabrica e nel suo Capitolo.
La Fabrica aveva il compito di provvedere al reperimento, all’amministrazione, alla gestione delle risorse finanziarie e delle rendite necessarie alla progettazione, costruzione, abbellimento e conservazione della cattedrale.

Il Capitolo era l’organo collegiale chiamato a dirigere l’Opera.Fabrica e Capitolo sorgevano come centri di aggregazione dell’intera Comunità e come efficienti direttori dei lavori, seppure all’inizio quasi sempre in assenza di tutti i mezzi tecnici ed economici adeguati alla mole del progetto.

Magari attraverso molte generazioni esso veniva alla fine realizzato e diveniva lascito per l’ammirazione e la cura di quelle che si sarebbero succedute, creando così una continuità di storia, fede e cultura tra gli uomini che avevano abitato quei luoghi lungo lo scorrere del tempo e rafforzando i legami di appartenenza reciproca.

La riscoperta di questa intuizione medievale avviene non a caso nel periodo successivo al Trattato di Maastricht, allorché rigidi parametri finanziari determinarono drastici tagli alla spesa pubblica, fino ad allora spesso finanziata col ricorso all’indebitamento.

Ciò accadde anzitutto nel settore culturale e sanitario: per evitare un “impoverimento” dell’intera comunità si tornò a riscoprire l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato, che era stata alla base dello sviluppo e della magnificenza di intere comunità europee, piccole e grandi.

La Cattedrale, come simbolo e modello di vita civica, come “casa di Dio e casa del Popolo” – secondo la definizione datane da  Roland Bechmann – mostrava la sua straordinaria vitalità e attualità proprio allorquando l’insufficienza dello Stato da un lato e quella del Mercato dall’altro lasciavano scoperti ambiti di vita dei popoli e dei singoli, rischiando di abbandonarli alla povertà. Così il divenire storico si è incaricato di farci riscoprire la Cattedrale anche simbolicamente, oltrechè urbanisticamente, a fianco dei Municipi nelle piazze di tutto il Vecchio continente, a ricordare che tra l’individuo e lo Stato vi è l’immensa gamma di soggetti intermedi che dà vita e fa vivere le Comunità concrete degli uomini: famiglie, associazioni, gruppi, enti, cooperative, imprese individuali e societarie.

Partendo da qui, abbiamo provato a costruire un progetto di “Cattedrale per lo Sport”: abbiamo dato vita ad una Fabrica con un suo Capitolo, per realizzare l’Opera, quella di uno sport sano, partecipato, solidale: così è nata la Fondazione per lo Sport del Comune di Reggio Emilia.

Priva di scopo di lucro, costituita per iniziativa del Comune e partecipata da coloro che ne facciano richiesta e ne abbiano i requisiti, essa persegue attraverso i propri partecipanti i fini essenziali che si è proposta e sempre attraverso costoro eroga la proprie utilità, strumentali al perseguimento di queste finalità.

Per il mondo sportivo ciò significa la possibilità che rappresentanti degli Enti di promozione sportiva, del Coni e delle Associazioni sportive partecipanti vengono ad essere chiamati a condividere i processi decisionali, mediante la presenza di loro rappresentanti, designati all’interno nel Consiglio di gestione.

Ciò rappresenta una vera rivoluzione nella politica dello sport a livello nazionale: per la prima volta sarà davvero il mondo dello sport a individuare direttamente (e non solo mediante organi consultivi) le linee della politica sportiva nel territorio in cui vive, opera e si sviluppa.

Ultimo aggiornamento

25 Settembre 2023, 10:21